I legami fra l’Italia ed il Brasile risalgono a molto prima che lo studio della Goldman Sachs (Dreaming with BRICs) consacrasse questo paese come una delle terre promesse per lo sviluppo economico del nuovo secolo, ne sono prova una numerosa comunità italiana e, fra le testimonianze presenti in Toscana, il monumento militare di Pistoia.
Prima che da motivazioni economiche i rapporti con il Brasile nascono da ragioni storiche e culturali. Non è quindi una sorpresa che, fin da quando questo paese ha iniziato ad aprirsi al commercio internazionale, si sia sviluppato un flusso importante di scambi commerciali, favoriti probabilmente all’inizio anche da una relativa convenienza dei nostri prodotti rispetto a quelli provenienti dall’area del dollaro. Dopo alterne vicende, che hanno visto la quota di mercato dei prodotti italiani crescere fino a rappresentare il 5,6% delle importazioni nel 1997 e successivamente ridursi, soprattutto a partire dal 2001, dopo l’ingresso prepotente della Cina nel novero delle principali potenze economiche, nel 2008 l’Italia resta stabilmente fra i primi paesi di provenienza dei prodotti importati dal Brasile. Sono molte le ragioni che spingono a considerare con interesse le prospettive di sviluppo dei rapporti commerciali con il Brasile e, fra queste, una struttura del commercio estero dove le reciproche specializzazioni premiano in maniera naturale le vocazioni tipiche del “made in Italy”, il peso crescente che questo paese riveste sui flussi mondiali di importazioni per quasi tutte le categorie di prodotti, la sua posizione strategica in America Latina. Alla prova dei fatti, tuttavia, le esportazioni italiane hanno mostrato una certa difficoltà, soprattutto durante il periodo più recente, difficoltà che diventa evidente quando, dai valori esportati, l’attenzione si sposti verso l’andamento delle quote di mercato. Sotto quest’ultimo profilo, le “macchine” che rappresentano il prodotto più esportato in Brasile dall’industria italiana (insieme ai mezzi di trasporto), faticano a conservare inalterata nel 2008 la quota che avevano nel 2001 e soltanto in pochi casi si osserva una maggior penetrazione commerciale (prodotti alimentari, bevande, macchine elettriche, prodotti petroliferi).
Le esportazioni delle province italiane sono caratterizzate da un legame generalmente stretto fra la tipologia del prodotto ed una precisa provenienza territoriale (le “macchine” costituiscono un’eccezione alla regola, dal momento che vengono esportate in Brasile dalla maggior parte delle province italiane). I risultati ottenuti nel periodo 2001-2008 si caratterizzano per una notevole dispersione, che in pochi casi ha premiato le aree territoriali all’inizio caratterizzate da una presenza maggiore. La difficoltà incontrata nel presidiare la destinazione “Brasile” diventa ancora più evidente se la crescita delle esportazioni si raffronta con la crescita delle importazioni all’interno dei singoli segmenti di mercato. I risultati delle province toscane non si sono discostati molto dai contorni generali di questo quadro abbastanza grigio (sono sostanzialmente allineati a quelli delle province italiane di maggior peso) inoltre, se si eccettuano alcuni casi particolari ed evidenti di successo, non sembrano neppure riflettere un impegno particolare dedicato alla “difficile” destinazione “Brasile”. Non bisogna dimenticare che le nostre aziende si sono trovate a concorrere con prodotti provenienti in prevalenza dall’area del dollaro (tali si possono considerare anche quelli cinesi) durante un periodo che ha accumulato una perdita di competitività da cambio (mettendo insieme la rivalutazione dell’Euro nei confronti del Real e la rivalutazione del Real rispetto al dollaro) pari al 37%. Un’analisi volta a comprendere quanta parte della crescita delle esportazioni delle province toscane fosse da ricondurre al semplice ampliamento del mercato di destinazione e quanto ad ipotetici vantaggi competitivi dei prodotti toscani, ha in effetti mostrato che l’incremento delle esportazioni della toscana verso il Brasile fra il 2001 e il 2008 è stato leggermente inferiore rispetto allo spazio che la semplice espansione del Brasile nel frattempo ha creato. Nonostante alcune ombre, un esame approfondito porta alla luce diversi casi di successo che vanno dal marmo di Massa Carrara alle preparazioni alimentari di Pistoia, dal vino di Siena, Firenze e Pistoia, alla biancheria ed ai prodotti in pelle di Firenze, dai prodotti raffinati di Livorno ai prodotti metallici, le “macchine” e l’elettromedicale di Firenze.
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